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Omaggio a Riccardo di Renato Frigerio

Con grande onore abbiamo ricevuto questo bellissimo omaggio dall'amico Renato Frigerio e vogliamo condividerlo con tutti voi.

 

OMAGGIO A RICCARDO CASSIN (1909-2009)

 

Giovedì 6 agosto 2009 si è spento Riccardo Cassin. Aveva compiuto 100 anni il 2 gennaio dello stesso anno. A 10 anni dall’ultimo saluto il mondo della montagna continua a tenere acceso il ricordo di Riccardo Cassin, nato a Savorgnano di San Vito al Tagliamento, nel 1909. I suoi affetti più cari e consolidati? Nel 1940 si è unito in matrimonio con Irma Ceroni, classe 1912, compagna di vita nei 64 anni passati insieme, sino alla sua scomparsa, avvenuta il 10 aprile 2004. Hanno avuto tre figli: Valentino, classe 1940, Pier Antonio “Tono”, classe 1942 e Guido “Lillo”, classe 1946. Ai nostri giorni, siamo tutti con Cassin. Sì, siamo, perché a Riccardo vogliamo tutti bene. Definirlo solamente un caposcuola dell’alpinismo sarebbe riduttivo. E non riuscirebbe a rendere giusto merito ed a spiegare il calibro dell’eccezionale personaggio di cui stiamo parlando. 

Riccardo Cassin è uno dei più grandi alpinisti della nostra storia. Le sue prime montagne però sono quelle di Lecco, il Resegone e le Grigne. Da allora la sua vita è costellata di tantissimi strepitosi exploit che sono diventati successi leggendari: dalla Ovest di Lavaredo alla Torre Trieste, dal Pizzo Badile alla Punta Walker alle Grandes Jorasses, fino allo Sperone Sud del McKinley, vinto all’età di 52 anni!, quando l’alpinismo non aveva certo la visibilità odierna. A suo tempo avremmo detto che la figura impareggiabile di Cassin, epica ed inossidabile, capace di andare al di là di ogni limite, dell’alpinismo ha espresso storia, poi mito, leggenda. Nel senso che dove finisce la gloria, che ha vissuto il suo apice negli anni Trenta, inizia la leggenda. Questo protagonista di altri tempi ci ha regalato emozioni, ed è stato un uomo carismatico e amato, provvido e motivazionale, che ha saputo essere lavoratore, marito e padre di famiglia, e poi anche, con un’intensità rara a trovarsi in quell’epoca, grande alpinista di fama mondiale. Un nome fantastico che è sinonimo di leggenda, una leggenda che dell’alpinismo ha fatto la storia. È stato anche in prima linea, partigiano, alla fine della seconda guerra mondiale. Chiedo che, immediatamente, sia compresa e consentita la ripetizione. Lavorare, per mantenersi e per andare in montagna. Immaginate gli sforzi e la fatica, la determinazione e la volontà. Ma anche le motivazioni. La passione. Incontenibile, come la voglia e lo spirito di sacrificio. È un mondo che dimentica in fretta. Di Riccardo Cassin rimangono i ricordi commossi di chi lo ha conosciuto e frequentato abitualmente in modo privilegiato. Qualora cominciavi a parlare di montagna, a discutere di alpinismo, lui aveva la capacità di fermare il tempo. Personalmente, posso dire per mia fortuna di averlo conosciuto quando avevo un’età attorno ai 18 anni, e che conservo le edizioni da lui firmate in un posto centrale della libreria di casa, ma non ho bisogno di libri, per tenere vivo il ricordo di Riccardo. 

Avere memoria del passato vuol dire conoscere le ragioni della vita terrena ed apprezzare il valore della nostra storia. In particolare nel territorio lecchese, proprio nel passato, dalla città al campanilismo con i rioni, così si trasmetteva la tradizione. Ai nostri giorni invece non si crede più alla mediazione del sapere, dall’esperienza vissuta alla preparazione specifica particolareggiata. Nella storia la prima forma di educazione verso l’aspetto sociale è sempre stata la trasmissione, mentre ora si crede solo nell’interazione. Lecco deve comunque saper diffondere e tramandare l’alpinismo, in quanto è parte della cultura della nostra città. Più che mai, ai nostri giorni, c’è bisogno di riguardo, col proposito di un confronto effettivo, proprio perché, contro il progresso indiscutibile della tecnologia di comunicazione sta di fronte un doloroso e deprecabile regresso spirituale. 

Con la figura storica e prestigiosa di Riccardo Cassin, dieci anni fa, se n’è andato un altro pezzo di storia della città di Lecco, chissà se in futuro altri saranno capaci di scrivere pagine altrettanto belle. 

 

 

Renato Frigerio

 
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